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SALVACALCIO |
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COSI´
LE GRANDI |
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Club |
Svalutazione giacatori (milioni) |
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INTER |
319 |
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MILAN |
242 |
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ROMA |
234 |
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LAZIO |
213 |
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PARMA (*) |
180 |
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JUVE |
0 |
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RCS *Stima |
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(La Gazzeta Sportiva, 2/11/2003) |
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ECONOMIA
Lo
ha ribadito il Commissario europeo dell'antitrust Monti
L'UE
BOCCIA IL DECRETO SALVA-CALCIO
La
legge che consente di spalmare in dieci anni la svalutazione
dei contratti dei calciatori viola le norme della concorrenza
BRUXELLES - Il cosiddetto decreto «salva-calcio», che consente ai società di calcio di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, viola la direttiva europea in materia di norme contabili. Lo ha ribadito il commissario europeo per la Concorrenza, Mario Monti, al termine dell'esame preliminare compiuto dall'antitrust di Bruxelles sul provvedimento che consente ai club italiani di ammortizzare in dieci rate annuali la «svalutazione» (determinata da un'apposita perizia giurata) dei contratti dei calciatori.
AIUTO
DI STATO - I risultati dell'esame preliminare hanno spinto il
commissario Ue a proporre l'apertura di un'indagine formale
sul provvedimento italiano. La decisione sarà presa nella
riunione dell'esecutivo Ue dell'11 novembre e sarà
formalizzata in una lettera in cui si chiede alle autorità
italiane di fornire tutte le informazioni utili a valutare il
decreto. L'Italia avrà un mese di tempo per rispondere a
Bruxelles. Nel corso dell'analisi preliminare, gli esperti
giuridici di Monti hanno in primo luogo verificato se le misure
previste dal decreto «salva-calcio» costituiscano o meno
un aiuto di Stato, giungendo alla conclusione che si tratta
effettivamente di un sussidio pubblico. Secondo la Commissione,
grazie al provvedimento i club italiani beneficiano di un «doppio
vantaggio economico». Possono «ammettere la
svalutazione dei contratti» senza che vi sia traccia delle
«perdite» nel bilancio aziendale. In questo modo i club
evitano ripercussioni sul valore del capitale azionario e
l'eventualità di essere costretti a immettere capitale fresco.
Il secondo vantaggio, hanno riferito fonti europee, è di
carattere «fiscale». Senza il decreto, le minusvalenze
- solitamente deducibili dalle tasse - non potrebbero comportare
sgravi al di là della durata dei contratti. Grazie al
provvedimento, invece, «è possibile prolungare il
periodo nel corso del quale le perdite possono essere dedotte
fiscalmente», circostanza che in alcuni casi costituisce un
indubbio vantaggio economico.
EFFETTO
DISTORSIVO A LIVELLO EUROPEO - Infine, secondo Bruxelles, le
misure rischiano di aver un «effetto distorsivo» a
livello comunitario in quanto molti dei club italiani,
partecipando alla Champions League, operano sul mercato
internazionale con la vendita di diritti televisivi, con la
pubblicità e le sponsorizzazioni. Stabilito che il decreto
costituisce un aiuto di Stato, la Commissione ha esaminato se vi
siano i presupposti per applicare le deroghe previste dalle
norme Ue che vietano sussidi pubblici alle imprese europee. Ma nel
caso del decreto italiano nessuna delle condizioni è
applicabile. Per tali ragioni la conclusione di Bruxelles è
che, a un primo esame, le misure previste nel decreto «salva-calcio»
appaiono «incompatibili» con la normativa Ue in
materia di aiuti di Stato.
(CORRIERE
DELLA SERA, www.corriere.it,
2/11/2003)
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Ue contro
decreto salva-calcio, Pescante: tratteremo
MILANO (Reuters) - Per il sottosegretario ai
Beni Culturali con delega per lo Sport, Mario Pescante, se l'Ue
dovesse annullare il cosiddetto decreto salva-calcio provocherebbe un
colpo fatale per il calcio italiano, e ora quindi partirà una
trattativa per correggere il provvedimento.
Lo ha detto Pescante in alcune interviste sui
principali quotidiani italiani in edicola oggi, dopo che ieri è
stata resa nota la bocciatura preliminare dell'Antitrust Ue per il
decreto del governo che prevede sgravi per i club.
"E' una fase istruttoria, diciamo una
specie di rinvio a giudizio - sono le dichiarazioni di Pescante ai
giornali - può portare ad una censura, una multa,
un'ammonizione o anche all'annullamento del provvedimento... in
questo caso sarebbe un colpo mortale per il nostro calcio".
Il sottosegretario prevede però la
possibilità che si arrivi ad una correzione del decreto. "...
Ora inizierà una trattativa, magari da dieci anni si potrà
ridurre il provvedimento a cinque. Vedremo", ha detto ai
quotidiani.
UE: TRATTATIVA ANCORA APERTA CON ROMA
Secondo le conclusioni dell'indagine
preliminare condotta dal commissario europeo alla Concorrenza Mario
Monti, il decreto che consente ai club italiani di spalmare le
minusvalenze -- cioè la svalutazione del parco giocatori -- su
dieci anni anziché limitarla agli anni effettivi del
contratto, violerebbe la direttiva europea in materia di contabilità
e sarebbe incompatibile con le norme comunitarie in materie di aiuti
di Stato.
Lo scorso 7 settembre a Cernobbio, Monti aveva
annunciato che la Commissione Ue avrebbe aperto una procedura
d'indagine sul decreto. "Ci sono elementi che lasciano ritenere
che possa trattarsi di aiuti di stato e quindi provvederemo presto
all'apertura di una procedura", aveva annunciato.
Una fonte dell'Ue ha detto a Reuters che la
Commissione potrebbe discutere della questione nell'incontro
settimanale fissato al 12 novembre.
Un portavoce della Commissione ha confermato
che l'esecutivo Ue sta valutando di aprire un'indagine ma ha aggiunto
che la decisione non è stata ancora scritta nero su bianco e
che le trattative con Roma continuano.
"Si sta discutendo dell'apertura di
un'indagine, ma non è ancora sicuro al 100% perché
stiamo ancora verificando due o tre cose", ha detto a Reuters il
portavoce Tielman Lueder.
In
serie A solo Juventus,
Sampdoria
e Bologna
non hanno utilizzato il decreto per ridurre i propri debiti. Senza
quel provvedimento, i bilanci di tutti gli altri club diventerebbero
a rischio.
(Yahoo!,
it.news.yahoo.com,
1/11/2003)
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Ue,
no al decreto "spalmadebiti"
Il
commissario Monti ha concluso l'indagine preliminare sui
provvedimenti per aiutare i club di A e B. L'11 novembre via
all'inchiesta ufficiale?
ROMA,
1 novembre 2003 - Il decreto "spalma debiti" contiene aiuti
di Stato e violazioni della direttiva europea sulle norme contabili.
Queste le principali accuse che emergono dall'indagine preliminare
del commissario Ue alla Concorrenza, l'italiano Mario Monti, sul
provvedimento che consente alle società di calcio di serie A e
B di ammortizzare in dieci rate annuali la "svalutazione"
dei calciatori.
Una
volta ottenuto il via libera dei venti commissari, l'esecutivo
guidato da Romano Prodi, probabilmente nella riunione dell'11
novembre, dovrebbe formalizzare l'apertura dell'indagine sul decreto
del governo italiano, inviando una lettera alle nostre autorità
in cui si chiedono ulteriori informazioni e commenti. L'Italia avrà
un mese di tempo per rispondere. Solo allora partirà
l'inchiesta vera e propria che, va detto, sospende gli effetti del
decreto. Ma già fin d'ora gli esperti giuridici di Bruxelles
sembrano orientati a "bocciare" il provvedimento.
Molti
i grandi club che hanno tratto beneficio dal decreto "salva-calcio":
l'Inter ha svalutato i suoi giocatori per 319 milioni di euro, il
Milan per 242, la Roma per 234, la Lazio per 213. Solo Juventus e
Sampdoria non hanno usufruito del provvedimento. Nel caso in cui, al
termine dell'indagine, Bruxelles dovesse confermare le sue
conclusioni preliminari, le società di calcio potrebbero
essere costrette a restituire l'aiuto di cui hanno usufruito.
"Si chiama spalma ammortamenti, nessuno ha cancellato i debiti". Così, dagli spalti di San Siro, il presidente della Lega calcio, Adriano Galliani commenta le notizie, provenienti da Bruxelles, sulla bocciatura del cosiddetto decreto salva calcio. "Monti parlava di aiuti dello Stato e io dico che non ce ne sono, adesso invece parla di contabilità. Vedremo...". Nemmeno il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole commentare: "Stasera parliamo di cose belle", si è limitato a dire.
(La
Gazzetta dello Sport, www.gazzetta.it,
1/11/2003)
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ECONOMIA
Secondo
il commissario europeo alla Concorrenza è aiuto di Stato
Monti:
procedura contro decreto spalma-debiti
Il
governo aveva permesso alle società di calcio di diluire i
debiti in più anni sui bilanci
CERNOBBIO (Co) - La Commissione europea aprirà una procedura nei confronti del decreto salvacalcio del febbraio scorso, il provvedimento che spalmava i debiti delle società su più anni. «Tutto lo lascia pensare», ha detto il Commissario europeo per la concorrenza, Mario Monti, che ha ripetuto in una conferenza stampa a Cernobbio quello che aveva già dichiarato sette mesi fa. «Abbiamo chiesto spiegazioni a suo tempo alle autorità italiane, che non ci avevano notificato l'intenzione di introdurre il provvedimento come deve essere fatto», ha spiegato Monti, e solo il 26 giugno «dopo varie sollecitazioni questi elementi ci sono stati dati».
DUBBI
SULLA CORRETTEZZA - «Sembrano esserci a nostro avviso
motivi di dubbio - ha continuato Monti - e la necessità
quindi di aprire un esame formale. Ci sono elementi che fanno
ritenere che possa trattarsi di aiuto di Stato, e quindi
provvederemo presto all'apertura della procedura». «Il
provvedimento - ha aggiunto Monti sottolineando che questo aspetto
non è di sua competenza - sembra anche costituire una
violazione della quarta direttiva in materia di contabilità
delle società. Quindi ci sarà un esame anche sotto
questo profilo».
Ma
uno stop in sede Ue del decreto non potrebbe significare il
fallimento delle società? «Non credo», ha risposto
il commissario Monti. «Credo che si tratti invece di introdurre
elementi per una sana competizione a parità di condizioni.
E si tratta di porre queste attività che sono economiche oltre
che sportive, su una base corretta».
(CORRIERE
DELLA SERA, www.corriere.it,
7/9/2003)
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SPORT
Matarrese:
«Pronti ad andarcene tutti a casa»
La
Lega calcio vuole una B a 20 squadre
Il presidenti della serie
cadetta contrari alla soluzione politica (B a 24 squadre) trovata
dopo il varo del decreto salvacalcio
ROMA - E' ancora
discussione sulla composizione dei prossimi campionati di calcio.
Dopo il decreto legge varato dal consiglio dei ministri per far
uscire il calcio dalle difficoltà create dal caso Catania e
dallo scandalo delle fideiussioni false, la Federcalcio ha ora la
possibilità di modificare per l'anno in corso la composizione
di campionati professionistici.
La tesi più accreditata al
momento prevederebbe una serie B a 24 squadre con il recupero
oltre che del Catania anche delle altre retrocesse vale a dire
Genoa e Salernitana, mentre al posto del Cosenza, che non è
stato iscritto finora ad alcun campionato per problemi di tipo penale
e finanziario, andrebbe la Fiorentina, ora in C1 che verrebbe
in qualche modo risarcita della retrocessione in C2 dello scorso
anno. Ma questa soluzione non piace alla Lega di serie B che
insiste per un campionato cadetto a 20 squadre, con eventualmente una
serie A a 19 squadre con il ripescaggio dell'Atalanta nella
massima divisione.
CLIMA INFUOCATO - «B
a 24 squadre? Se lo decide la politica noi ce ne andiamo tutti a
casa». Non è disteso il clima nella sede della
Federcalcio dove sta per cominciare uno dei consigli federali più
accesi della tormentata estate calcistica. Lo dimostrano le parole
pronunciate dal vicepresidente della Lega, Antonio Matarrese, che si
è mostrato così contrario alla possibilità di un
allargamento del torneo cadetto a 24 squadre, ipotesi che invece
sembra la più accreditata dopo il varo del decreto da parte
del Consiglio dei ministri. «C' è una decisione
dell'assemblea di Lega di mantenere la serie B a 20 squadre - ha
proseguito Matarrese - e infatti c'è qualcuno che minaccia di
non andare in campo per la Coppa Italia». Matarrese ha
anche parlato di una sua proposta che prevede l' inserimento dell'
Atalanta nella massima serie: «Io avevo proposto di inserire
l'Atalanta in serie A - continua il vicepresidente di Lega - e
spiegherò in consiglio i motivi, perchè se il Catania
deve stare in serie B anche l'Atalanta ha diritto alla serie A».
In consiglio Matarrese si batterà per mantenere la B a 20
squadre, anche se c'è scetticismo tra i dirigenti. Addirittura
sarcastico il presidente della Lega dilettanti, Tavecchio, che ha
esclamato: «Ma se è tutto deciso...».
LA PROTESTA DI ZAMPARINI -
La serie B a 24 squadre non va bene al presidente del Palermo
Maurizio Zamparini,che in una lettera inviata ai presidenti
della Federazione italiana giuoco calcio, Carraro, e della Lega
nazionale professionisti, Galliani, ha ufficializzato l'intenzione
di ritirarsi nell'ipotesi di un allargamento del campionato di B a 24
squadre. In particolare Zamparini minaccia il ritiro delle
garanzie personali presentate a copertura dei contratti e della
campagna acquisti dei calciatori del Palermo «nel caso in
cui venissero confermate nei fatti le notizie pubblicate su alcuni
organi d'informazione relative a una nuova possibile composizione del
campionato di Serie B». Zamparini annuncia inoltre di voler
intraprendere «tutte le azioni legali atte a tutelare i propri
diritti nella qualità di azionista unico dell' Unione sportiva
Città di Palermo Spa».
(CORRIERE
DELLA SERA, www.corriere.it,
20/8/2003)
SPORT
Le
sentenze della Caf non valgono solo se danno ragione al Catania
Quando
i club calcistici si trasformarono in società con fine di
lucro (persino quotabili in Borsa, nel ’96), il sistema di
norme su cui viveva lo sport diventò giuridicamente fragile.
Perché si acuirono i contrasti col codice civile, le leggi sul
lavoro, la magistratura ordinaria (le cui invasioni non sempre erano
giustificate). I tribunali sportivi (seppur gestiti da giudici
ordinari) videro intaccare la loro autonomia, la clausola
compromissoria non fu più un freno sufficiente. Così i
controlli amministrativi sui bilanci dei club divennero più
permissivi, i parametri sulla valutazione debitoria meno severi per
non limitare il diritto d’impresa ed altre norme civilistiche.
Di qui l’enorme crescita dell’indebitamento. Nel campo
del lavoro la rivoluzione fu traumatica.
La
sentenza Bosman (15 dicembre ’95) cancellò le frontiere,
aumentò a dismisura il potere dei calciatori, sottrasse
risorse ai club. D’altra parte si sarebbe dovuta
correggere, da tempo, anche la legge italiana sullo status
dell’atleta professionista, considerato un lavoratore
dipendente. Condizione evidentemente anacronistica: guadagni,
mobilità, tipologia di contratti, utilizzo di procuratori lo
avvicinano agli operatori dello spettacolo. Bastarono un paio di
sentenze della magistratura ordinaria per spalancare le porte dello
sport agli extracomunitari in spregio ai limiti posti dalle
federazioni.
C’è
voluta la legge Bossi-Fini per porvi rimedio, contingentandoli.
In
realtà, quel provvedimento sul fine di lucro (peraltro
evitabile) andava accompagnato da interventi legislativi che
garantissero allo sport e alla sua essenziale autonomia una qualche
difesa. Per questo avevo sostenuto - non molto tempo fa - la
necessità d’istituire un tribunale cui fare ricorso
nelle controversie sportive, rafforzando la clausola compromissoria,
sottraendolo ai Tar, offrendo minori possibilità d’intervento
alla magistratura ordinaria. Il ministro Urbani e Pescante
(espressosi per primo in proposito) stanno preparando questo
fondamentale decreto. Il Coni vorrebbe che il tribunale finisse sotto
il suo controllo. In realtà il fallimento della Camera di
conciliazione e arbitrato lo sconsiglia. Colpa anche del ritardo con
cui è stata attivata e della pavidità con cui è
stata gestita. Ma se basta la discutibile ordinanza di un Tar per
renderla inoperante, è giuridicamente inefficace.
In
attesa va risolto il caso Catania,reso drammatico per l’ordine
pubblico da chi ha fomentato la rabbia dei suoi tifosi e dai molti
che han fatto lo stesso a Salerno, Cosenza e Genova. Forze politiche,
magistrati locali, dirigenti sportivi hanno cavalcato scompostamente
un cavillo giuridico per acquisire consenso, regolare conti,
indebolire un nemico. Carraro ha sbagliato molto, ma stupisce
l’attacco concentrico sulla sua persona. Perché l’intero
Consiglio federale ne ha condiviso le scelte in sede di votazione;
perché il pasticcio nasce dall’ambiguità del
regolamento fatto nel 2001 da Petrucci come commissario della Figc;
perché ne sono consapevoli i magistrati ordinari di Caf e
Corte federale. Per inciso (importante), la Corte venne chiamata in
causa da 8 club (tra cui il Bari di Matarrese), non da Carraro.
È
evidente che un paio di forze politiche della maggioranza vorrebbero
farlo fuori: in fondo a Delogu di An era stata promessa quella
presidenza e Matarrese dell’Udc la contese invano a Carraro.
Petrucci è sulle stesse posizioni, tanto da anteporre la
guerra al suo ex capo, alla difesa dell’autonomia sportiva.
Certo chiedere la testa di un presidente liberamente eletto nell’anno
in cui i nostri club stravincono in Europa, la nazionale in forte
ripresa affronterà gli Europei, l’indebitamento è
diminuito anche in virtù del decreto spalmadebiti da lui
ottenuto, è bizzarro. Il prossimo anno ci sono le elezioni,
l’unico modo democratico per sostituire i dirigenti nello
sport.
E
veniamo al caso Catania. Gaucci (anche se doveva ricorre alla
Camera del Coni) e Zingales avevano ragione in merito alla sentenza
della Caf sulla gara col Siena. Aberrante ma incancellabile. La
Federcalcio sbagliava gravemente a prendere per buona la sentenza
della Corte federale, rendendo così impraticabile lo spareggio
fra Napoli e Venezia. Ma Gaucci ed il Tar hanno torto marcio quando
non riconoscono validità alla sentenza del Caf (stessi
giudici) su Catania-Venezia. Ancor più aberrante ma
incancellabile. Con la conseguente retrocessione del club siciliano.
Il Tar (a parte i dubbi sui suoi poteri giurisdizionali demandati al
Consiglio di Stato) nel primo caso era giustamente intervenuto su un
problema di legittimità: la Figc non poteva violare le proprie
norme. Nel secondo, è andato oltre i suoi poteri, entrando nel
merito, sconfessando se stesso sul vigoroso rispetto delle sentenze
espresse dalla Caf, sostenendo addirittura che i giudici avrebbero
dovuto tener conto del parere (dal Tar considerato illegittimo) della
Corte federale. Un normale caso di mala-giustizia.
28
luglio 2003
(Corriere
della Sera, www.corriere.it,
28/7/2003)